Il colore nascosto delle cose: film che guarda in profondità: recensione

Il colore nascosto delle cose: al cinema il film con Valeria Golino e Adriano Giannini. La recensione. 


Ieri pomeriggio, prima di andare a vedere il film Il colore nascosto delle cose, riflettevo sulla nostra capacità (o incapacità) di uscire dalla dimensione del conosciuto per abbracciare letteralmente ciò che non conosciamo. A spingerci verso territori inesplorati è la curiosità, se manca questa manca la magia nella nostra vita e le giornate si ripetono senza elementi nuovi. Sperimentare è la via per stare meglio ma non è l’unica; forse è anche limitante se non c’è dell’altro! Ciò che ci stimola sul serio è l’Amore che è sano soltanto se non ci intrappola in schematismi mentali aberranti e pericolosi. Ora, riflettevo di nuovo su questo concetto mentre nella sala cinematografica una lacrima scorreva sul mio viso, quando Emma - che rievoca la Bovary solo per il nome - in preda allo sconforto vaga confusa per il supermercato perché l’uomo di cui si è innamorata l’ha delusa. 



Emma de Il colore nascosto delle cose è cieca dall’età di sedici anni eppure vive nell’oscurità con una certa disinvoltura. Fa l’osteopata e ama la vita forse più di me e probabilmente più di te che mi leggi. Utilizza i suoi sensi (l’olfatto, il gusto, l’udito e soprattutto il tatto) andando oltre perché dopotutto l’essenziale è invisibile agli occhi. La vista è un grande dono ma, se non la sappiamo usare, può essere pure un limite, perché offusca il nostro sguardo interno e, condizionandolo, ci priva così dell’attitudine innata non di vedere le cose bensì di percepirle. Chi pecca di superficialità è invece Teo, pubblicitario che ha perso il contatto con il suo Sé. L’Amore, però, unisce ciò che non può essere unito e fa evolvere. Teo entra nel mondo di Emma. Le presta i suoi occhi e a sua volta comincia a guardare veramente. La guida in ambienti nuovi ma questo latin lover da strapazzo riuscirà a non subire i lati negativi di una quotidianità limitante? Lo scoprirete solo al cinema, ovviamente! 


Ciò che mi ha stupito guardando Il colore nascosto delle cose è la straordinaria capacità del regista, Silvio Soldini, di trasformare la macchina da presa in un grande occhio che segue con perspicacia e meticolosità, indugiando sui dettagli, i personaggi principali dandoci così l’impressione di essere lì, accanto ad Emma soprattutto. Soldini crea una certa empatia tra noi e i personaggi attraverso l’uso di alcune tecniche cinematografiche che ad un occhio attento non passano inosservate: lo schermo si allarga e si rimpicciolisce a seconda delle emozioni provate dagli amanti. L’Amore amplia le vedute, la solitudine (quando è perenne) le riduce! Il colore nascosto delle cose è, dunque, un film che merita di essere visto anche grazie all’alchimia che si crea tra i due attori, Valeria Golino e Adriano Giannini. Da non perdere. Di seguito il trailer. 

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