La madre possessiva che non voleva cedere...

Vi ho già raccontato che ho trascorso cinque anni della mia vita tra le pagine di Cultura & Culture. Il progetto però nacque come blog nel 2008 per poi diventare testata giornalistica nel 2012. L'emozione di vederlo in rete fu subito soppiantata da un leggero timore di non riuscire a pubblicare velocemente. Ero stata 'addestrata'  a stare sempre sul pezzo e all'epoca non concepivo gli approfondimenti, nonostante la mia natura fosse diversa. Ero sola, in redazione. Con il tempo mi hanno affiancato altre persone. Mi sono presa cura del mio progetto come se fosse un bambino facendolo crescere e portandolo a buoni livelli. Le cose, tuttavia, possono cambiare da un momento all'altro, nulla è certo in questo mondo, nemmeno la nostra vita, e da un anno circa mi sono resa conto, gradualmente, che il magazine aveva svolto molto bene il suo compito che però era finito! Era giunto il momento di lasciarlo andare. Ho resistito e desistito! Ma alla fine l'anima decide per noi e i suoi richiami sono talmente forti da smorzarti il fiato. Qualcosa è cambiato e, se è vero che come in dentro così in fuori, la passione che mi ha animata si è affievolita e con lei anche la possibilità di trovare un modo per far fronte a tutti i problemi, soprattutto economici, che si sono via via presentati.



Demetra, la Madre possessiva che non voleva cedere!

Non voglio tediarvi con la mia storia, del tutto personale; al contrario colgo l'occasione per scrivere di cura e di amore, partendo - come ho fatto in altra sede - dal mito di Demetra e Persefone, affrontando così uno dei temi più femminili ed ancestrali per antonomasia: la maternità. Demetra veniva venerata nel mondo antico (per i romani era Cerere) come una Madre e infatti era la dea delle messi e dei raccolti. Nell'Inno a Demetra si narra che la divinità avesse una figlia di nome Persefone che fu rapita da Ade. La madre la cercò per nove notti e nove giorni invano. E, quando seppe da Elio che Zeus aveva ratificato il rapimento, si vestì da vecchia e andò ramingo per il mondo. Poi diventò la nutrice di Demofonte che con le sue cure crebbe come un dio fino a quando la madre biologica del ragazzo non s'intromise. Demetra allora si rifugiò in un tempio rifiutandosi di adempiere alla sua funzione di dea delle messi. Tutto perì sulla Terra. Zeus, quindi, dovette intervenire e, mediante Ermes, convinse Ade a liberare Persefone. Il dio dell'oltretomba allora fece mangiare alla ragazza dei semi di melograno prima di lasciarla andare. Demetra, che soffriva di dolore per la figlia, ritornò a svolgere il proprio importante ruolo sapendo comunque, che - siccome la ragazza aveva mangiato parte del frutto - avrebbe trascorso due terzi dell'anno con lei e il resto negli inferi. E` un mito soggetto a diverse chiavi di lettura che riguardano l'alternarsi delle stagioni e l'animo femminile, il quale è ciclico proprio come la Terra.

Quando una Madre diventa possessiva tutto perisce. La sua vena distruttiva non lascia scampo né ai figli, né agli altri. Ma ne paga le conseguenze soprattutto lei stessa perché senza l'istinto creativo non ci può essere amore e neanche cura. Quando invece la Madre lascia andare il figlio, pur soffrendo, vive il dolore come un momento catartico, cioè di trasformazione, che però apre le porte a qualcos'altro. Per farlo, ahimè, dobbiamo avere il coraggio di imparare a perdere e a perderci. In ciascuna di noi c'è la Madre; darle spazio è importante ma è altrettanto vitale non farci soffocare dalla sua furia devastatrice che vuole possedere ciò che non può essere posseduto, ovvero la Vita. La mitologia mi sta insegnando tanto. Ve ne riparlerò spesso.

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